Metello Merlo (Milano, 27 giugno 1886 – Torino,
14 gennaio 1964) impara a dipingere dal padre Camillo e, trasferitosi a
Torino nel 1904, divenne allievo di Vittorio Cavalleri e Andrea
Tavernier. Nell’ambito di questa formazione esercita in particolare la
pittura di paesaggio ereditando dal Cavalleri lo studio della
composizione e dei tagli, e dal Tavernier la vivacità cromatica.
Dal descrittivismo analitico e
tardo ottocentesco degli esordi approda a un’interpretazione
felicemente «più sintetica, dove la forma è resa con pienezza di
scansioni tonali, a larghe masse riassuntive dei particolari», come ebbe
a scrivere Luigi Carluccio nel suo necrologio. Tanto che, le opere
dell’ultimo decennio sembrano una meditazione «sugli esiti di Cézanne»
(Marziano Bernardi, in occasione della mostra postuma al Circolo degli
Artisti, 1967).
La sua ricerca principale sarà
il colore, a cui giunge attraverso l’esercizio continuo del disegno,
specie quello dal vivo. Fu infatti fondatore nel 1951, col cognato
Felice Vellan e altri colleghi, del Gruppo Bianco e Nero, promotore
dell’«importanza del disegno in tutte le sue molteplici espressioni
d’arte».
«Metello Merlo non fu che marginalmente sfiorato da istanze e
problemi estetici posti dalle ricerche e dalle sperimentazioni
vertiginosamente susseguitesi nell’oltre mezzo secolo della sua feconda
produzione. Non per questo fu sordo alla contemporaneità» (G. L. Marini,
I Merlo. Tre generazioni per un secolo di pittura, catalogo della
mostra, Torino 1997).specimen book.
